Luca Brunetti

Da Tarantopedia.

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Luca Brunetti
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Dati biografici
Nome Luca Brunetti
Soprannomi {{{soprannome}}}
Nato 10 novembre 1964
Cecina
Paese {{{paese nascita}}}
Nazionalità bandiera Italia
Pasaporto {{{passaporto}}}
Morto
{{{luogo morte}}}
Altesa {{{altezza}}} cm
Peso {{{peso}}} kg
Dati agonistici
Disciplina Calcio
Specialità {{{specialità}}}
Categoria {{{categoria}}}
Record
Ranking {{{ranking}}}°
Best ranking {{{best ranking}}}º
Ruolo Difensore
Squadra
Ritirato {{{Terminecarriera}}}
Carriera
Giovanili
Squadre di club  
1979-1980 Cecina 0 (0)
1980-1984 Sampdoria 1 (0)
1983-1984 Rondinella 22 (0)
1984-1986 Perugia 62 (1)
1986-1988 Lazio 39 (0)
1988-1992 Taranto Sport 130 (9)
1992-1994 Brescia 50 (1)
1994-1995 Lucchese 2 (0)
1995-1996  ?  ? (?)
1996-1997 Pontedera 16 (2)
1997-1999  ?  ? (?)
1999-2002 Cecina  ? (?)
Nazionale
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Carriera da allenatore
Incontri disputà

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Palmarès
 

Luca Brunetti (Cecina, 10 novembre 1964) è un ex calciatore italiano, di ruolo difensore, capitano del Taranto..

Carriera

Da ricordare, nella carriera di Luca Brunetti, le stagioni trascorse in riva allo Jonio, quando vestiva la casacca rossoblu del Taranto nella serie cadetta dove fu anche capitano. Nel Taranto dall'88 al 92, ovvero fino alla Stagione che valse ai rossoblu la permanenza in rossoblu ai danni della Casertana, con il match vinto per 2-1 dai rossoblu jonici, gara in cui Brunetti comunque non giocò.

Famosissima la sua rete realizzata contro il Pescara nel girone di andata del campionato di Serie B 1991-1992, una rete realizzata da oltre 75 metri. Il calciatore dichiarò di aver visto il portiere fuori dai pali e quindi di aver provato la botta dalla lunghissima distanza.

Famosa nel web la foto che lo ritrae al fianco di Roberto Baggio, scattata in occasione della gara di ritorno di Coppa Italia tra Taranto-Juventus del 90/91, gara in cui Brunetti realizza, al 76°, la rete del 2-1 a favore dei tarantini.

Roberto Baggio e Luca Brunetti in una fase del gioco

LUCA BAZOOKA: E IL PESCARA TREMO' di Peppemel (TarantoSupporters)

12 gennaio 1992: la 18ma giornata si gioca a Pescara. Non bisogna toppare nè sugli spalti nè in campo perchè la rivalità con i pescaresi è forte e il Taranto ha bisogno di punti come da copione, ogni volta. Tutti insieme, tutti dietro al CCN. Ci sarà soddisfazione, ce la regalerà Luca "Bazooka" Brunetti.

Freddo cane, primi di gennaio. Il Taranto stentava (come sempre) nei bassifondi tra i cadetti e la trasferta era di quelle “da fare”: Pescara.

Organizzazione perfetta. La scusa è di quelle meravigliose: sulla neve a Camigliatello. Ormai eravamo abituati a trovare le scuse più strampalate per andare in trasferta. Eravamo organizzati di tutto punto con, maglioni, guanti e mutande di flanella al seguito. Io, Stefano, Tonio e Ivan: compagni di curva e di merende. . Il primo numero Otto è deserto nella città dormiente, mentre l’autista ci guarda con commiserazione. Appuntamento sotto casa di Ivan in Via Anfiteatro, pieno centro. A casa di Ivan non c’è citofono. Aspettiamo giù ma passano i minuti e Ivan non scende. Non è da Ivan. Stefano decide di rompere il silenzio e lancia un paio di urli. Niente. Altri due urli. Ivaaaaaaan!!! Niente. Il rischio che ci buttino addosso un paio di graste di ficus è reale ma niente. Ivan non scende. Si affaccia solo per dirci che non sarebbe venuto. Senza spiegazioni. Non ne tirava bidoni “il Primitivo” e non riuscivamo a capacitarci di tale tradimento; lo scoprimmo quasi nove mesi più tardi.“Vabbè, sciame ù stesse”. Pullman 1/2 : c’è Topolino e scambiamo due chiacchiere e ci ricordiamo di quando ci facemmo di corsa tutta Via Garibaldi perché c’era il mercato del pesce che bloccava il pullman e rischiavamo di perdere il treno per Cosenza. Arriviamo in stazione dove troviamo i soliti malati, reietti e tossici. L’italiano è bandito. Ci si esprime con grugniti. Assalto alle “megghie poste“ con biglietto fino a Termoli solo andata. C’è il solito tipo della Polfer che ci fa la paternale: “ma voi siete liceali”, “che ci fate qui?” e una raffica di menate varie che non ci distolgono dal nostro obiettivo: l’Adriatico di Pescara. Azz, fino a Termoli? Gli altri ci guardano e pensano che siamo dei signori. La mia carta verde serve per fare una ventina di Bari. Il resto del viaggio? Chi vivrà vedrà.

Espresso regolare ad orario comodo (utopia, oggi…). Si parte, sbattendo le mani sulle lamiere del treno, facendo casino e raccogliendo quintalate di sguardi disgustati. Il treno prende direzione Bari e macina chilometri su chilomentri. Arriviamo a Gioia del Colle e cominciamo ad insultare tutti. Siamo entrati nella terra del nemico. Ci prepariamo per la gara da vincere sugli spalti: i pescaresi sono dei montati del cazzo e su Supertifo vanno dicendo che sono presenti sempre e ovunque, anche se il Pescara è ultimo e retrocesso e deve andare a Palermo. Che puttanata: a Taranto le ultime due partite allo Iacovone non si sono presentati e glielo diremo in faccia.

Termoli la vedremo dal finestrino con le spiagge e quel grattacielo in mezzo al mare: il viaggio prosegue da clandestini. Un patto non scritto con la Polfer: tu stavi buono e loro non venivano a controllare i biglietti. Panini con le polpette alle nove di mattina e passa la paura, sempre che Giugliano non sia passato a fare il repulisti. Mette soggezione Giugliano: grande, grosso e sempre strafatto. Un viso irregolare, igiene discutibile. Arriviamo nei pressi di Pescara e comincia a salire l’adrenalina. Ci fanno fermare in una piccola stazione nelle immediate vicinanze del capoluogo abruzzese e scendere. C’è un ragazzo del Rizla Group con il piede ingessato e facciamo un corteo al rallentatore. Ci siamo tutti: TM, Posse, Mele Marce, Paolo VI, Geppetto (o Luciodalla), Pampanella, Puffo, Bubù, Franc ù Russ, Colloco, Angioletto, Mimmo. Monello… ci siamo tutti dietro Collettivo. Arriviamo nei pressi del settore ospiti con una pineta immensa, ideale per agguati. Ma non vedremo nessuno. Facciamo il biglietto ed entriamo. Ci contiamo e siamo pochi. Qualcuno è venuto da Roma ma non superiamo i centocinquanta. Scaldiamo la voce, nell’aria si diffonde un profumo di carne arrosto proveniente da sigarette strane, inedite per me, facciamo partire due cori ed inizia la battaglia canora con i Rangers, Bad Boys e Cherockee.

Il Pescara attacca, il Taranto si difende con le unghie. Un cliché già visto tante volte in giro per l’Italia. Il Pescara preme, il Taranto sbanda e noi appresso al magico. Arrivano delle monetine dai distinti che restituiamo per dovere. “Forza Taranto cantiamo perché ancora ci crediamo”: il primo tempo passa e noi cominciamo a crederci per davvero di uscire indenni. Si suda (saranno le mutande di flanella?) perché Monelli è una furia, reclama un penalty (che c’era…) ma il Pescara non passa. Il Taranto si chiude in difesa del fortino e non uscirà dalla propria area per un bel pezzo fino a quando Luca Brunetti, illuminato da grazia divina, non si inventa un tiraccio per spazzare l’area con palla che va a finire in rete. Una castagna da settanta metri che lascia l’Adriatico ammutolito.

Ci guardiamo increduli ed esultiamo solo dopo qualche secondo, un’eternità per realizzare che cazzo di gol aveva fatto Luca Bazooka. Il nucleo compatto di ultras diventa una polveriera: schegge impazzite che prendono tutte le direzioni. Una vera e propria deflagrazione: come tante formiche schizziamo da tutte le parti e non capiamo niente per una decina di minuti. Chi urla da una parte, chi sbraita dall’altra: un delirio mai visto. Un calcio in gola alle frustrazioni maturate in tante trasferte, costretti ad ingoiare amaro e macinare chilometri col magone. Occhi spiritati e ugola rovente, fino a quando Monelli chiude il conto in sospeso che aveva col Taranto pareggiando la partita. Viaggio di ritorno in Intercity, imboscatissimi, felicissimi. Si diffondono le prime leggende metropolitane: una raccontava che Brunetti avesse visto il portiere fuori dai pali e l’avesse uccellato apposta. Grasse risate. Il treno è un intercity ma non arriva mai: col desiderio di vedere a "Mai Dire Gol" che cazzo di gol aveva fatto Luca Bazooka.

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